“Le coppe si vincono in allenamento, in campo si scende solo per ritirarle.”
Ho sempre considerato il paragone sportivo, principalmente calcistico, un elemento utile nella comunicazione formativa, se non altro perché immediato e intuitivo oltre che facilmente applicabile. È il cosiddetto allenamento in corsa, quello svolto parlando di altro sebbene all’interno di un contesto lavorativo: insomma quello utile.
Semplicemente l’Azienda è una Squadra, poi che l’obiettivo sia fare gol o fare massaggi non cambia molto. Ma se tu di quella squadra sei l’allenatore non puoi prescindere da una dote essenziale: la credibilità.
La credibilità è una questione di competenze e di sensibilità e in sostanza consiste nella capacità di analizzare le situazioni in profondità e con precisione, laddove tutti possono farlo superficialmente. È la capacità di conciliare teoria e pratica. Chiunque, in modo particolare se dotato di buona dialettica e con un minimo di preparazione preventiva è in grado di parlare di qualsiasi argomento. Ed è comune trovare in giro chi può parlare di qualunque cosa, soprattutto se ci riferiamo a temi al centro dell’attenzione, come le Terme e le Spa sono in questo periodo storico. Ma è quando serve approfondire che l’improvvisazione mostra i propri limiti: e le Persone lo capiscono, la Squadra, se squadra è, lo capisce. È come quando alla presentazione di un libro risulta evidente che il moderatore quel volume non lo ha proprio letto. Si chiama preparazione.
Su come sia composto, e preparato, un gruppo di lavoro (non la squadra che è altro), poi, ho una personalissima teoria.
In percentuale è più o meno cosi:
- 90% brava gente,
- 5% campioni,
- 5% cialtroni,
- ogni tanto, ma proprio ogni tanto, un fuoriclasse.
Il problema non sta tanto nella “brava gente”, che ha il solo obiettivo di svolgere serenamente il proprio compito, guidata con correttezza e rispetto da “capi” in grado di rassicurarli dando risposte giuste al momento giusto.
Non sta neppure nei “campioni” (attenzione, non necessariamente i manager), soggetti normalmente poco in evidenza che fungono sia da cuscinetto che da elementi di equilibrio: sono quelli la cui importanza risulta evidente quando non ci sono.
Certamente non è neppure nei “fuoriclasse”, normalmente personaggi visionari e concreti, la cui identificazione richiede doti di analisi evidentemente non comuni.
Il problema, come avrete capito, risiede nei “cialtroni”: loro non si confondono infatti tra la brava gente, come potremmo pensare, ma hanno un talento innato nel travestirsi da campioni. Sanno parlare e convincere, sono eminenze massime nell’esporre teorie apparentemente allettanti, artisti nel coltivare la “cultura degli alibi” (ne parleremo ancora) così come sono bravissimi nel dileguarsi quando le cose non vanno, cadendo sempre in piedi. Sono quelli che non sanno che “è un grave errore teorizzare prima di avere dati certi. Si finisce per distorcere i fatti per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti” (Sherlock Holmes). Sono i maestri del riciclo e quando l’azienda non è così acuta o tempestiva da individuarli sono guai, perché con le loro idee, anche nel migliore dei casi, lasciano sempre dei caduti sul campo: e spetta a qualcun altro contarli!