Parte 7

Il marketing degli artigiani

A Fiuggi ho passato una stagione breve ma molto toccante dal punto di vista umano: un esempio smaccato di come logiche di natura “clientelare” possono distruggere un’Azienda e con lei mettere in ginocchio un territorio e molte delle persone che ne fanno parte.

Nel 2008, in effetti, a quelle latitudini l’obiettivo poteva essere solo quello di ricomporre le macerie, di recuperare un minimo di identità aziendale, salvare il salvabile, in sostanza lucidare la vetrina. Serviva rendere la struttura minimamente organizzata per arrivare ad un bando che la portasse ad una gestione sana, come poi in effetti avvenne.

Muoversi all’interno di un’azienda commissariata, dove tutto è rallentato, dove anche la più semplice operazione richiede attenzioni specifiche, tra forti contrasti sociali, vari interessi di parte, vertenze e, ai margini, una profondissima crisi economica, non è roba per deboli di cuore: la cassa è vuota, gli stipendi arretrati, i fornitori non forniscono, ma i clienti si aspettano un servizio. 

Restavano tracce, certo, dei fasti passati, quando i clienti arrivavano a frotte e ripartivano, dopo 15 giorni, con la bauliera piena di bottiglie: d’altra parte quell’acqua garantisce una sorta di monopolio esclusivo per chi, almeno una volta, ha provato l’ebrezza di una colica renale.

Il paradiso degli urologi, e dei russi, statisticamente i più grandi ammalati al mondo di calcolosi.

Un giorno vengo invitato da un albergo del centro a prendere un caffè dopo cena: al mio arrivo, nella hall, il proprietario e un gruppetto di clienti stavano ammirando, come turisti giapponesi al Louvre davanti a Monna Lisa, un quadretto appena appeso a una parete.

Protagonista dello stesso, manco a dirlo, un calcolo renale, opera di un cliente che, grazie all’acqua, ricoverato il giorno precedente, era finalmente riuscito ad espellerlo. Si possono avere clienti felici, mandandoli in ospedale?

Il più grande manifesto pubblicitario dell’efficacia di un prodotto, che adesso faceva bella mostra di sé in quel luogo sacro. Accidenti, pensai, qui ricoveri i Clienti e quelli sono felici!

All’uscita dell’autostrada di Anagni, invece, subito dopo il pedaggio, all’incrocio con la provinciale, mi imbattevo nel cartello pubblicitario di un albergo dei dintorni: rotondo, nero, rosso e verde, ricordava molto bene quel simpatico animaletto che a quella struttura dava il nome. Un albergo perfettamente anonimo, situato a breve distanza dal casello, ma defilato. Un posto comodo, discreto, certamente adatto a rappresentanti distratti e incontri clandestini. In poche parole, su quel cartello, insieme a freccia indicatrice e distanza, c’era l’essenza del prodotto e di tutte le sue componenti.

Recitava: “camera singola € 40,00 – camera doppia € 60,00 – sosta breve € 50,00.”   Marketing, meraviglioso marketing.