Parte 5

Il primo trattamento SPA

“Un manager che non ascolta finirà inevitabilmente circondato da gente che non ha niente da dire.”

Non ho idea di chi l’abbia detto, ma l’ho sempre trovata una frase geniale, talmente geniale da potersi considerare banale, quasi scontata, praticamente stupida: e invece no.

In tutta la mia esperienza mi sono spesso confrontato con la “carenza cronica di ascolto”, una patologia molto diffusa e per la quale non sono mai riuscito a individuare una cura. Si tratta di un “talento” che ho verificato andare di pari passo con la carenza di competenze, quasi fosse un carattere distintivo di chi, a fronte di argomentazioni logiche, spesso inconfutabili all’interno di un ragionamento sereno, potesse contrapporre solo il peso del proprio ruolo. È un atteggiamento che produce demotivazione, che abbassa l’autostima della squadra, che genera sfiducia e alla fine consente ai mediocri, da sempre i più veloci ad adeguarsi agli umori dei propri capi, di muoversi con estrema disinvoltura tra le pieghe del dubbio. È tipico di chi interrompe spesso avendo già compreso tutto (perché sapeva già tutto), oppure ascolta con sufficienza fingendo interesse (i buonisti), oppure esprime in modo manifesto la propria insofferenza: poi ci sono quelli che ti dicono ogni volta quante cose devono gestire mentre, indirettamente, tu non fai una beata mazza. E alzi la mano chi non si è rivisto protagonista in qualche situazione simile.

La crescita viene solo dal confronto e dalla nostra capacità di mettere a frutto visioni diverse ed esperienze altre. E l’ascolto è il motore e la leva essenziale di questo processo.

Ma se potessi fare la lista degli errori evitati solo grazie alle indicazioni dei Collaboratori, sono certo che l’elenco sarebbe molto lungo.

All’inizio della mia esperienza termale, ricordo ancora molto bene il modo in cui, con la semplicità di chi ha sempre lavorato duro C., un esperto “bagnino-fanghino” (oggi si chiamano operatori termali), mi descrisse il suo lavoro, raccontando con passione estrema e grande precisione ma con la semplicità della concretezza, i dettagli del suo incarico e le criticità, senza un lamento e senza un accenno polemico alla fatica e alle difficoltà, ma segnalando anzi i problemi tecnici e le possibili migliorie. Fa parte di quella categoria di uomini che non saranno mai consapevoli del loro valore, solo perché ritengono che fare il proprio dovere e farlo al meglio non sia niente di più che la cosa più scontata del mondo. Giacinto Facchetti, il mitico terzino purtroppo interista, in un’intervista affermò che “…nella vita si dice una cosa e la si fa. Se no che gente saremmo.”  Suo figlio riprese poi quella frase per dare il titolo al libro che lo ricorda e che perfettamente identifica quella categoria di uomini.

Ci sarà un motivo se considero il fango termale il primo trattamento SPA!

Resto ancora con il dubbio di cosa avrà pensato di fronte a quel giovane direttorino curioso, così interessato a cose di cui normalmente non si occupa nessuno.

Lo avrà considerato come minimo “insolito”, più precisamente “anomalo”, prima di scuotere la testa e rimettersi a giocare col suo fango.