Le acque termali non sono tutte uguali.
Le stesse uve non danno lo stesso vino se maturate in ambienti e in annate differenti. La loro forza sta proprio nella unicità, caratteristica che nasce dalla (bio)diversità e che a questa è legata in modo indissolubile.
Non è di certo un concetto assoluto, ma senza dubbio la percezione generale è in tanti casi diversa. Si confonde l’acqua termale con acqua riscaldata e in quanto tale si pensa che fare il bagno, bere o inalare questa o quella sia esattamente la stessa cosa: come se prendere il sole in Sicilia, a Forte dei Marmi o alle Maldive, non richiedesse precauzioni diverse.
Purtroppo non è così e l’attenzione con cui i singoli centri sono in grado di far comprendere queste, a volte molto sottili, differenze è direttamente collegata alla soddisfazione dell’esperienza e in alcuni casi, vista l’importanza dell’approccio psicologico, al risultato.
Naturalmente molte hanno caratteristiche simili, tanto che si riferiscono a categorie precise, ma l’aver frequentato centri diversi non fa sì che tutte le situazioni possano essere parificate e in quanto tali vissute nello stesso modo.
La loro forza sta nello studio e nella ricerca medica di cui sono state oggetto, tanto più efficace quanto più approfondita e attualizzata: queste sono le Terme.
Per questo sorrido, a volte, sentendo considerare alcune acque migliori di altre, ed è un errore che le Terme commettono spesso: ogni acqua è unica, quindi diversa.
Un esempio interessante è l’acqua di Terme di Saturnia.
Lì la sua forza, la concentrazione dei sali minerali, ma anche la potenza dei gas che sprigiona (idrogeno solforato, che brutta parola per un componente dalle infinite proprietà benefiche), nonché le caratteristiche morfologiche della piscina naturale, fanno sì che la balneazione sia interdetta ai giovani sotto un certo limite di età, per i quali sono disponibili piscine e aree dedicate.
Succede tuttavia che i genitori dei più grandi campioni di nuoto in erba si trovino prima o poi a passare di là: sono ragazzi dall’innata acquaticità, che vanno in piscina sin dai primi mesi di vita, vincitori delle gare provinciali nella loro categoria, o futuri componenti della squadra olimpica, quindi esperti di Terme. Il fatto è che nulla di tutto questo è in grado di garantire la sicurezza di un ragazzo che si confronta con quel microclima.
Succede di frequente, quindi, di dover spiegare con pazienza ai genitori dei futuri idoli sportivi, quali sono i motivi per cui questa regola è in vigore: non sempre con esiti positivi, ma pare che l’iperprotettività della mamma italica si concentri in altre direzioni.
Una volta mi sono trovato ad ascoltare uno di questi dialoghi sostenuti da una delle receptionist più esperte, una signora che ha accompagnato l’azienda lungo quarant’anni della sua storia, prima di ritirarsi per una più che meritata pensione.
L. ha provato più volte ad inserirsi nelle argomentazioni della combattiva genitrice, ha spiegato le ragioni, ha mostrato il regolamento (perché ovviamente, “io non lo sapevo: dovete dirlo, accidenti, non saremmo venuti!”), ha fornito alternative, ha ignorato qualche parola border line, schivato il sarcasmo e pazientemente atteso che la situazione sbollisse. Tutto invano.
Alla fine, ha distolto lo sguardo per un attimo e respirato profondamente, prima di tornare a fissare la Cliente: signora, vede, anche Schumacher, in autostrada, rispetta i limiti.” Fine delle trasmissioni…