“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo”
Lev Tolstoj
Spesso mi viene chiesto quali sono i libri da poter leggere per migliorare le proprie competenze in ambito SPA. Indubbiamente i testi specifici a carattere professionale sono pochissimi, come pochi sono i corsi e pochi i formatori. Non è difficile trovarli, si contano sulle dita, ma non necessariamente la crescita professionale deve passare soltanto da una lettura professionale.
Per questo il primo testo che consiglio non ha niente di professionale. È un libro che se di sicuro non rientra nel novero dei capolavori indimenticabili, contiene alcuni valori a mio avviso di indiscussa importanza.
Si tratta de “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery, un testo che racconta l’importanza di andare oltre le apparenze, di apprezzare i dettagli e di allenare il gusto del bello. Tre elementi che trovo fondamentali per chi lavora in questo settore.
Come mi capita spesso di dire, se in SPA passi accanto ad un divano, vedi dei cuscini spiegazzati e la cosa non ti disturba, hai davvero sbagliato mestiere.
Ma una delle scene più belle del libro è l’incontro tra M.me Michel, la protagonista e M. Ozu. Galeotto in questo senso è proprio l’incipit di Anna Karenina, che rappresenta una svolta fondamentale nella storia.
Quanto questo si rifletta nella vita professionale, mi ha fatto pensare da subito; quindi, ho approfondito scoprendo chi l’ha studiata molto prima e anche molto meglio.
Da questa frase nasce infatti il “principio di Anna Karenina”, un’interessantissima analisi applicata a molti campi, tra i quali anche quello aziendale (vedi Jared Diamond in Armi, Acciaio e Malattie del 1997).
Proviamo a immaginarla però al contrario: “Ogni impresa è felice a modo suo, tutte le imprese infelici si assomigliano.” Come dire che tutte le aziende che funzionano sono diverse, mentre quelle che non funzionano sono identiche (vedi Peter Thiel, Da zero a uno).
Quante volte si prova a copiare modelli di altri, pensando che possano essere applicati nel nostro mondo? Quante volte ci concentriamo di più a osservare gli altri che non a migliorare noi stessi? Quante volte pensiamo a portare dentro valori esterni, che non ad esaltare i nostri?
Copiare, se ben fatto, non è peccato, si sente anche dire. Mentre ci si preoccupa di importare modelli vincenti, non siamo altrettanto attenti a curare il terreno sul quale lo vorremmo impiantare: come se una buona idea potesse essere applicata a prescindere in qualunque contesto. Quale copia di un modello di successo ha raggiunto lo stesso risultato dell’originale? Quale pittore, in grado di replicare perfettamente un’opera di Caravaggio, ne ha raggiunto la stessa fama?
Penso che in Azienda si debbano rivolgere i nostri sforzi a sfruttare le caratteristiche presenti, umane e strutturali e far sì che siano queste il volano del successo. L’applicazione pura e semplice di cose già viste non porterà mai a crescite e a successi rilevanti. Può darsi che in certi casi il mercato, per le tendenze che assume, ci premi, ma attenzione, sempre, a non confondere il nostro successo con il successo del marchio.