C’è una persona che da sempre seguo con grande attenzione, prima per i risultati sportivi che ha conseguito e poi per i concetti che è riuscito ad esprimere. Si chiama Julio Velasco, un perfetto esempio di allenatore-manager, corresponsabile dell’irripetibile ciclo vincente che la nostra nazionale di pallavolo ha percorso negli anni ’90. Il creatore della “generazione di fenomeni” che in quel decennio ha stravolto gli equilibri e le dinamiche di uno sport, sino ad allora sconosciuto ai più. Tra le dinamiche che ha analizzato, mutuandole dal paragone sportivo trasferito in ambito aziendale, c’è la cosiddetta “cultura degli alibi”, un aspetto a cui ho sempre cercato di dare una connotazione definita e che poi, grazie a lui, è diventato improvvisamente più chiaro. A chi non lo avesse fatto, suggerisco di vedersi i suoi video e in particolare quello sugli schiacciatori che parlano dell’alzata.
Un autore italiano, probabilmente sottovalutato, Ignazio Silone, a un personaggio di uno dei suoi libri ha fatto dire che “il destino è un’invenzione della gente fiacca e rassegnata.”
Meglio di lui lo disse parecchi anni prima Lucio Anneo Seneca con una frase a lui attribuita: “la fortuna non esiste. Esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”
In sostanza il concetto è semplice: se una cosa funziona devi prenderne il merito, ma se fallisci non può sempre essere colpa di qualcun altro. Invece spesso è colpa dell’oroscopo, delle maree, delle fasi lunari o più banalmente degli altri.
Per tornare al paragone sportivo, mi viene in mente un episodio del 2014 quando, a seguito di una serie di risultati negativi culminati con un penoso pareggio interno contro il Verona, l’allora allenatore dell’Inter Walter Mazzarri, si presentò in sala stampa, una sala stampa affollata da televisioni e giornalisti di tutto il mondo, fornendo un’analisi che, più o meno, si può riassumere così: siamo in emergenza, i ragazzi sono calati. E poi ha anche cominciato a piovere!
Naturalmente su un episodio simile possiamo scatenare l’ironia più feroce: dalla migliore organizzazione degli avversari che ha dotato i propri giocatori di ombrelli e galosce per fronteggiare la pioggia, alla presenza nello staff tecnico degli scaligeri di un meteorologo professionista.
Lui in quell’occasione venne esonerato, resta però il fatto che cercare scuse sia il miglior modo per giustificare i propri errori. Convincerci che la colpa non sia nostra può anche darci sollievo, ma è sempre una strada che porta a non trovare soluzioni. E non trovare soluzioni è il miglior modo per perdere credibilità nei confronti dei propri collaboratori.
E la credibilità, credo di averlo già scritto, è la prima dote di un manager.