Parte 13

Che ci fa Pirandello alle Terme? Ci fa, ci fa!

Ho amato molto Pirandello: non tanto per le opere in sé, quanto per i messaggi che attraverso le stesse, in modo meraviglioso, è riuscito a dare. È il caso de “La vecchia imbellettata” descritta in uno dei suoi saggi, deliziosa metafora di come le apparenze ci portino talvolta a distorcere la realtà. La definizione di comicità, laddove quest’ultima è “l’avvertimento del contrario”, cioè trovare nella realtà qualcosa che si scosta dalla realtà stessa e che appare anomalo, ancorché opposto, alle convinzioni di quel periodo.

È un esempio che mi è tornato vivido in mente quando ho avuto l’onore di essere protagonista di quattro colonne in cronaca locale. Ero a Fiuggi, località di cui ho già parlato e nella quale il paradosso corrispondeva spesso alla normalità.

Lì la giornata di lavoro inizia molto presto, perché soprattutto di primo mattino i Clienti affollano le fonti per dare inizio a quel curioso rituale pagano fatto di acqua / passeggio / diuresi / passeggio / orchestrina / acqua / diuresi / passeggio / caffè / diuresi, e così via. Un luogo delizioso dove le caratteristiche organolettiche della pipì sono l’argomento più comune di conversazione.

Comunque, indipendentemente da tematiche urologiche, quella mattina, come al solito, prima di andare in ufficio, sono passato di fronte all’ingresso di Bonifacio VIII, notando una strana fila, troppo lunga per gli afflussi del periodo e troppo statica per gli abituali tempi di accesso.

Vado a verificare.

La procedura di ingresso era la stessa del cinema: acquisto del biglietto alla cassa e riconoscimento del titolo di accesso da parte del personale in servizio ai cancelli. Chi è in possesso di abbonamento si mette direttamente in coda, i portoghesi lasciamo stare. In pratica, alla faccia dei sistemi automatici installati poco tempo prima e sicuramente molto costosi, l’ingresso era comunque regolamentato dalla presenza di personale fisico, che prendeva il biglietto e lo faceva validare dal lettore. Un’operazione che avrebbe potuto facilmente svolgere ogni cliente in autonomia, a proposito di Pirandello e paradossi (ma così è più veloce!).

In sostanza quella mattina dei tre dipendenti, o forse quattro, previsti in servizio ce n’era solo uno. Non un caso sporadico considerando la situazione catastrofica in cui l’Azienda versava. Intanto la coda era in aumento e mentre l’ufficio del personale stava provvedendo alla sostituzione, mi pare ovvio che una sola persona non potesse stare contemporaneamente alla cassa e all’ingresso!

Faccio la cosa più ovvia! Ovvia per me, come ho capito poi.

Mi metto all’ingresso e inizio a far defluire la fila: Clienti irritati che in un attimo riacquistano il sorriso. Il direttore a dir loro buongiorno e farli accomodare con un sorriso.

Il giorno dopo leggo in cronaca locale un articolo intitolato più o meno così: “Fila all’ingresso. Il direttore promosso a cassiere.”

Ho evitato accuratamente ogni replica, ma ingenuamente pensai che la notizia, se di notizia vogliamo parlare, avrebbe dovuto essere semmai un’altra: “Fila all’ingresso. Il direttore passa, osserva e se ne frega.”

Penso che se in azienda un telefono squilla e nessuno, in quel momento, può rispondere, anche il direttore debba farlo: sempre che sappia cosa dire.

Telefonata persa, magari. Cliente perso.

Così è (se vi pare).