Fu un’estate, dal punto di vista lavorativo, molto intensa, sebbene a 19 anni le energie possano sembrare infinite. I 4 stelle di una nota cittadina termale, nella seconda metà degli anni Ottanta, vivevano ancora di stagioni lunghe e ad altissima occupazione, potendo contare su clienti fidelizzati (allora non li chiamavamo ancora “repeaters”) e soprattutto su soggiorni per la maggior parte superiori ai 10 giorni. Tutto tarato, tuttavia, su ritmi abitudinari, con uno schema di lavoro ordinato e quasi mai interrotto da contrattempi: la stessa camera, lo stesso tavolo, lo stesso mix di insalate, la stessa, identica, porzione di formaggio. Lo stesso Santa Cristina, talvolta un Orvieto, per altri un Rosatello, più di frequente “bianco” o “rosso”. In quell’albergo, in particolare, lavorava uno chef de rang, F., che ricordo non solo per la competenza specifica, dote oggi più rara ma non scomparsa, quanto per quella che da allora considero la qualità più grande per il personale di sala e cioè una naturale ed innata eleganza dei movimenti.
Penso si tratti della professione che più si avvicina in assoluto alla danza classica.
E Lui era tutto questo: rapido, efficiente e dotato di un CRM integrato che gli permetteva di ricordare ogni richiesta, di anno in anno, con precisione millimetrica e margine di errore probabilmente molto vicino allo zero. La leggerezza di Nureyev tra i tavoli, con la capacità di far sembrare la più banale sogliola alla mugnaia (chissà se la ricetta esiste ancora), un’opera d’arte.
L’avvocato X era il prototipo di quella categoria di clienti (oggi vedi “target”): esigente, lunatico per quanto metodico (ossimoro autorizzato dalle circostanze), burbero e tignoso oltre che, naturalmente, dispensatore di buone mance. Singolo, spigoloso, ingombrante, naturalmente ospite fisso del rango di F.
Un giorno, era a pranzo (oggi lunch, allora seconda colazione), l’avvocato X si era seduto sistemandosi il tovagliolo sulle ginocchia, tenendolo con pollice e indice, ma con la grazia con cui un’esperta massaia stende il suo bucato. Stava per aprire una confezione di grissini, quando un dettaglio attirò la sua attenzione. Un secondo dopo risuonò un “F.!!!”, e tanto bastò a congelare l’intera sala da pranzo. Gli attimi seguenti mi fanno venire in mente, ad anni di distanza, i colpi di proiettile come negli effetti speciali del miglior Matrix: quei proiettili che seguono una traiettoria roteante e disperatamente rallentata verso la vittima, mentre di fatto tutto il mondo intorno si ferma.
Era quel tipo di proiettile.
“F., è incredibile: il mio bicchiere è macchiato di rossetto”.
Problem solver, tocca a te!
F. si avvicina lentamente, ma con piena lucidità. Puoi giocarti una sola risposta, senza piano B. “Uh mamma, mi scusi, avvocato! Le ho messo il bicchiere da donna!”